La grande cucina di Romano Tamani all’Ambasciata di Quistello

by Paolo Pellegrini, ph. Lido Vannucchi

 

A caccia di Toscana dove meno te lo aspetteresti. Nella Bassa Padana, a due passi dalla storia con le grandi vicende del Risorgimento, dalla musica di Verdi, dalle storie di Peppone e Don Camillo, e dalle mille piccole storie di “Novecento”, l’epopea firmata da Bernardo Bertolucci. In un tempio di sapori e gusti d’Oltreappennino, però ben sposati a una degustazione di rossi del Chianti Classico, in specie del Castello di Monsanto: il Chianti Classico 2015 e la Riserva del Poggio 2013, tra i più premiati insieme al Sangioveto 2012, una delle sorprese-conferme più belle della carta dei vini di questo straordinario locale. Sotto l’argine destro del Secchia, al margine del borgo di Quistello, c’è la “Piazzetta degli Ambasciatori”.  Oscar alla carriera, si direbbe, per Romano e Francesco (ma preferiamo Carlo, così fan tutti) Tamani, che nel 1978 fondarono e tutt’oggi conducono l’Ambasciata di Quistello.  Grande cucina, grande accoglienza. Entrare all’Ambasciata è un tuffo in un passato che vorresti sempre vivo e presente, perché nella pienezza barocca di oggetti, di richiami, di stoffe, di ceramiche, di libri, di lampadari, di mobili, di tappeti, si respira aria di casa, di famiglia. “Grazie di avermi fatto sentire a casa mia” sono parole-epigrafe di Clara Agnelli, e “noi nati poveri sogniamo sempre la casa bella” è una sorta di eco dalla bocca di Marta Marzotto. Ma la lista degli amici vip dell’Ambasciata è lunga, parte da Giulio Andreotti e Vittorio Sgarbi, conta Enrico Mentana, Carlo Rossella, Giovanni Rana, Mario Monicelli, Antonio Ricci, Cesare Zavattini, Alberto Bevilacqua, Cesare Marchi, John Elkann… Quattro “S” per definire la cucina dell’Ambasciata: sfarzosa, sontuosa, superba, storica. Anzi, cinque: semplice, benché possa perfino stridere, ma semplice perché senza fronzoli né chimica, qui la strada la spianano la materia prima, il territorio, la storia. La radice di semplicità che sale dai focolari dei cascinali sposa la ricchezza rinascimentale e barocca della Corte dei Gonzaga, ed ecco anche un menu che si intitola La Grande Cucina del Vicariato di Quistello, come la storia della dominazione austriaca dà origine a un “Omaggio a Radetzky” con tanto di cotoletta. E il pesce non è alieno, lo portavano a San Benedetto Po i frati benedettini da Venezia. Nascono così piatti di rara gustosità, ricchi, per grandi palati, una cucina non certo per vegani. La semplicità della frittata di cipolle con aceto rosato, della trippa e dei dolci secchi di tradizione padana accanto ai tortelli di zucca senza amaretto, al classicissimo sorbir di agnoli con lambrusco, alla sontuosità della Faraona del Vicariato di Quistello con uva, arancia, mostarda, melograno e menta o dell’anatra muta croccante al forno con patate e salsa allo Sherry, che passa attraverso tre cotture. E, per finire, il classico dei classici mantovani: lo zabaglione. Vini di ricerca, carta costruita con intelligenza a caccia di etichette non gridate e commerciali ma capaci di ottima qualità. E tanto champagne, che non guasta.

 

Ristorante AMBASCIATA

p.ztta Ambasciatori del Gusto, 1

Quistello (MN)

Tel. +39 0376619169

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