1000 anni di storia e di spiritualità

by Gianni Mercatali, ph. Mariangela Montanari

 

«Haec est Porta Coeli»: questa è la porta del cielo. È l’iscrizione su marmo che ci rivela quale sia il vero significato di San Miniato al Monte, da 1000 anni un varco di bellezza fra terra e cielo sulla collina a sud di Firenze che domina tutta la città. E giusto nel 2019, con la quarta edizione del Festival delle Religioni ideato ed organizzato da Francesca Campana Comparini, si sono concluse le celebrazioni, durate un anno, per il millenario dell’Abbazia benedettina che nacque appunto nell’aprile del 1018 per volere del Vescovo fiorentino Ildebrando. La grandiosa basilica è un esempio di romanico fiorentino che custodisce le reliquie di San Miniato, il primo martire della città intorno al 250 d.C. La facciata è uno dei capolavori dell’architettura romanica, dalla rigorosa geometria, realizzata con una bicromia di marmo bianco e serpentino verde di Prato. Furono necessari circa due secoli per completare l’intera basilica. Il luogo è veramente magico, simbolo di bellezza, d’incontro e di comunione. È sempre stato un punto di riferimento spirituale e culturale per la città di Firenze e i fiorentini. A guidare la comunità monastica è, dalla fine del 2015, l’abate Padre Bernardo Gianni. Con lui inizia il rinnovamento della comunità monastica dei benedettini olivetani in un’ulteriore e nuova apertura verso la città, con un linguaggio moderno e accessibile. Sempre disponibile e pronto all’ascolto, diventa per molti il motivo per andare a San Miniato, per ritrovare e alimentare la propria fede. Uomo di grande cultura oltre che di profonda spiritualità, è colui che Papa Francesco incaricò come predicatore per gli esercizi spirituali della Quaresima dello scorso anno, dopo che lo stesso Santo Padre si era affidato a lui per la preparazione del Convegno ecclesiale di Firenze poco prima che diventasse abate. «Abate è una parola che deriva dall’aramaico Abbà, che significa padre, babbo – dice Padre Bernardo. Una parola che ha pronunciato lo stesso Signore Gesù. E in questo termine sta tutto il segno del servizio che sono chiamato a svolgere per i miei figli: essere loro padre e manifestare, testimoniare, confermare le tre virtù fondamentali di ogni cammino nella strada del Signore: fede, speranza e amore». Ma Padre Bernardo è anche un monaco social, seguitissimo sui principali network. Un benedettino del nostro tempo. «La possibilità di comunicare con tante persone, che comunque vivono nella rete, non altera la vita all’interno del monastero – continua. Con un semplice telefono si possono condividere intuizioni, immagini, percezioni della nostra vita monastica con persone che fanno vita diversa ma che, con un’immagine o una parola, possono riscoprire il desiderio di Dio». Le suggestive immagini di Mariangela Montanari raccontano la forza spirituale di questo luogo.

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