Dalla grande scultura un messaggio di bellezza infinita

by Elisabetta Failla, ph. Romeo Conte, Niccolò Cambi, Nicola Gnesi

 

I greci l’avevano chiamato marmo, che significa pietra che risplende. Mai termine appare più appropriato salendo sulle Alpi Apuane perché dai 1000 ai 1600 metri sopra il livello del mare questo oro bianco brilla di luce propria. In particolare nel Bacino del Polvaccio, la cava conosciuta sin dal tempo dei romani di cui parla anche Plinio, da cui è stato estratto il marmo per la Colonna Traiana. Qui Michelangelo scelse i blocchi per la tomba di Giulio II e per il suo capolavoro, la Pietà, e ancora oggi artisti internazionali come Jan Fabre e Maurizio Cattelan salgono quassù, attratti non solo dal fascino della tradizione ma dalla sua qualità sopraffina, la migliore per la scultura che si possa trovare al mondo. Dal Polvaccio alla cava delle Cervaiole sul Monte Altissimo del Gruppo Henraux, luogo unico per la spettacolarità del paesaggio che spazia sugli scenari grandiosi delle Apuane e abbraccia il vasto orizzonte marino, dal golfo di La Spezia fino a Livorno, e stupisce per l’ambiente surreale costituito dalle geometrie di piani verticali e orizzontali determinati dal taglio delle bancate di marmo. La luce si riflette sulle pareti vertiginose, candide e lucenti, che delimitano lo spazio di fantastiche cattedrali scavate nella montagna, da dove viene estratto uno dei marmi più pregiati al mondo: l’Arabescato, un marmo bianco dalle venature grigie. Uno scenario indimenticabile, dove uomini e macchine sono impegnati nelle attività estrattive, utilizzando metodi fondati su una plurisecolare esperienza sostenuta dalla più avanzata tecnologia. Ed è quest’ambiente che è servito da sfondo, ma prima di tutto da stimolo alla Maison Stefano Ricci per raccontare la propria collezione primavera/estate 2022. Mai collezione fu così materica e ispirata alla natura. “Un viaggio ideale che ci porta alla radice dei capolavori – dichiara Filippo Ricci, direttore creativo. Abbiamo immaginato l’Uomo Stefano Ricci in un percorso di ricerca, partendo dalla materia che dà forma ai sogni, dalla ricerca che guida le scelte e dallo studio che prepara alla vita. Fino all’anima delle opere, fatte di forme ed emozioni, di lavoro manuale tra cave, marmi e laboratori d’arte. Il mondo è cambiato – afferma Niccolò Ricci, CEO del gruppo fiorentino. Nei mesi segnati dalla pandemia abbiamo tutti dovuto riflettere e rimettere in discussione noi stessi. Siamo ripartiti dalla consapevolezza di quanto il nostro Paese sia amato nel mondo per le proprie eccellenze. E quale messaggio di italianità non potevamo prescindere da un tributo al genio di Michelangelo e dei suoi marmi. Ci siamo lasciati ispirare da frammenti d’infinito – continua Filippo Ricci – come il calco del Canova custodito presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara, il Polvaccio che porta il nome del Buonarroti, fino al cuore delle montagne, per capire il lavoro dei cavatori, e all’interno del Laboratorio Cave Michelangelo, dove l’antica tradizione della scultura si coniuga con la contemporaneità. Siamo rimasti senza parole davanti alla contemplazione della cima delle Cervaiole dove risplende la visione di Henraux”. In questi luoghi sono state ambientate le riprese e gli scatti della nuova collezione per lanciare, come Stefano Ricci, un messaggio di bellezza infinita.

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