Un’esperienza dei sensi la visita al Museo del Panno Casentino

by Sandra Massai Fallaci, ph. Alessandro Gambinossi

Si fa presto a dire panno. Il dizionario italiano riporta: “Tipo di tessuto di lana spesso e fitto, usato per cappotti, divise militari ecc… più genericamente, qualsiasi tipo di stoffa”. Qualsiasi? Sì, ma non per il Panno del Casentino, per il quale questa definizione non vale proprio. Lo si capisce visitando il Museo dell’Arte della Lana a Stia, nel Casentino appunto. Lì si può constatare quale squisito artigianato – che diventa arte – produca quel “panno” così prestigioso e particolare, unico al mondo. Basta guardare l’esposizione dei capi colorati per convincersi che sì, proprio di raffinato artigianato si tratta. Ma il Panno Casentino non ha sempre avuto tutti quei colori. In origine c’era un colore soltanto: l’arancione. È dal Medioevo che a Stia si trova il centro di lavorazione di questo pregiato prodotto, sottoposto almeno a sei operazioni dopo la tosatura delle pecore: cardatura, filatura, orditura, tessitura, tintura, ratinatura. La cardatura, utile a sciogliere i nodi per rendere la lana districata e morbida, in passato avveniva sotto i portici di Piazza Tanucci a Stia. Dopodiché la filatura era affidata alle donne che realizzavano un filo molto lungo facendo girare il fuso. Le filatrici avvolgevano poi tutti i fili a un cilindro detto “subbio”, per passare infine alla tessitura. La tintura invece era generalmente affidata agli uomini. L’ultima fase, la ratinatura, serviva a creare i “ricciolini” che rendono questo panno unico. Questo Museo è una vera ricchezza per tutto il comprensorio, da visitare almeno una volta nella vita. Si tratta di una struttura di archeologia industriale ad alto interesse storico. Il “panno grosso di Casentino” è infatti un antichissimo tessuto rustico, così chiamato dai mercanti fiorentini del ‘300. È ricavato tuttora dalle pecore del territorio stesso, ed ha avuto una grande espansione quando dalla manifattura si passò alla lavorazione industriale. È una stoffa calda, molto confortevole e resistente. Il colore arancio, chiamato anche “becco d’oca”, fu poi seguito dal verde e dal nero e, successivamente, da molte altre colorazioni. Lasciamoci quindi catturare dal gioco consonante dell’esposizione di colori nel Museo, che è un vero e proprio centro di cultura tessile la cui visita è giustamente definita “un’esperienza dei sensi” perché non solo s’imparano cose interessanti ma si prova, si tocca, si ascolta e si annusa, per capire meglio il mondo dell’arte, appunto, della lana.

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