A Palazzo Strozzi oltre 100 opere raccontano la vita artistica di Marina Abramović
by Sandra Massai Fallaci

Già entrando alla mostra di Marina Abramović esposta a Palazzo Strozzi si è subito catturati dalla potenza espressiva dell’artista che, con la sua esigenza di oltrepassare i limiti dell’arte tradizionale, ci proietta nel suo mondo, spesso sconcertati. Un mondo che parte da un’idea dirompente, forte: usare la performance per trasferire le sensazioni e i concetti, per coinvolgere totalmente il pubblico. Idea non nuova, certamente: basti pensare al dadaismo, a Yves Klein, a Andy Warhol, a John Lennon e Yoko Ono, a tutti quelli che dal ‘62 ad oggi l’hanno sperimentata come mezzo per esprimere un messaggio sociopolitico. Ed infatti in Abramović l’esigenza più urgente scaturisce anche, o soprattutto, da una decisa ribellione verso la situazione in cui lei stessa è cresciuta e si è formata: quella della Jugoslavia anni ‘50 e dei seguenti, nel sovietismo, in piena guerra fredda, con la Primavera di Praga, ma non solo. Ma attenzione: come lei stessa avverte “…se l’Arte non è che politica, diventa come un giornale”. È un rischio che lei ha comunque scongiurato con l’efficacia delle sue immagini, utilizzando il proprio corpo per ottenere la massima risonanza di un evidente riferimento politico: come la stella a cinque punte che brucia per terra, con lei distesa all’interno, una scena mozzafiato. Si tratta di una figura controversa, che ha ottenuto riconoscimenti prestigiosi e suscitato ammirazione ma anche perplessità: in ogni caso, per la sua opera c’è stato e c’è tuttora grande interesse perché nessuno può rimanere indifferente davanti alle sue opere. L’anima del suo percorso è l’esplorazione delle dualità corpo-mente e arte-vita, con l’obiettivo di “scuotere” il pubblico al punto da renderlo talmente compartecipe da diventarne complice. Talvolta riesce a toccare corde molto profonde, sentimenti struggenti, con toni quasi commoventi. “Questa è la prima mostra dedicata ad un’artista femminile – ha spiegato Arturo Galansino, direttore generale di Palazzo Strozzi – che ripercorre in oltre 100 opere la sua vita artistica a partire dagli anni ’60, quando Marina Abramović era ancora a Belgrado, fino agli anni 2000”.

Cover photo – Marina Abramović, Artist Portrait with a Candle (C) dalla serie Places of Power, 2013, Courtesy of Marina Abramović Archives© Marina Abramović by SIAE

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