Protagonisti i vini Ridolfi con i piatti del Cibreo e la regia del Gambero Rosso 

by Gianni Mercatali

“Mamma mia che trittico!”. Non è un’espressione di Vittorio Sgarbi di fronte ad un dipinto agli Uffizi ma il pensiero dei selezionati ospiti che hanno potuto partecipare alla Wine&Dinner Experience. Per una sera si sono messi insieme i vini di RIDOLFI Montalcino, la cucina del Ristorante Cibreo a Firenze per esaltarli, il tutto sotto la regia del Gambero Rosso. Del Gambero si sa tutto, del Cibreo che compie l’anno prossimo 40 anni, altrettanto. Si conosce meno l’azienda RIDOLFI anche se il nome nel senese è molto conosciuto perché nasce alla fine del XIII secolo e sviluppa la propria attività nel vino con 2 tenute: Ridolfi in Montalcino e Tenuta Rocchetto in Larciano. Oltre 7 secoli di storia con l’impegno di mettere avanti a tutto la qualità. Filosofia che è stata sposata in pieno dalla famiglia Peretti che ha rilevato di recente questa realtà con l’obiettivo di continuare ad esprimere, con i propri vini, la tipicità di questa terra. Oggi l’azienda è sicuramente all’avanguardia grazie a specifiche professionalità che con tecniche di vinificazione e imbottigliamento innovative riescono a valorizzare i processi artigianali senza snaturare l’anima del vino. Durante la serata, presentata dall’enologo Gianni Maccari insieme al responsabile della Guida ai vini del Gambero Rosso Giuseppe Carrus e al giovane e simpatico Giulio Picchi, si è potuto apprezzare un “goloso” matrimonio fra i vini e la cucina del Cibreo. Si è partiti con un Rosè Brut 2016 da uve di Brunello abbinato a l’ultimo pomodoro in gelatina, il patè fiorentino, il croissant al baccalà mantecato con olio e l’insalata di trippa, per continuare poi con un Rosso di Montalcino del 2017 insieme ad uno sformato di patate e ricotta con ragù di carni bianche, un Fiero 2016, un bland di Merlot e Sangiovese, con il passato di fagioli (la passione dello chef), con 2 Brunelli, uno del 2012 e uno del 2014 per la coda di vitella lessa con verdure bollite e i sottaceti della casa e lo stracotto alla fiorentina. Non sono mancati i formaggi: crema del Malghese e grana delle Malghe per poi finire con la Grappa di Brunello Riserva e una pioggia di dolci. “Giusto il mese scorso, con la fine della vendemmia, è finito il periodo dedicato alla custodia dell’uva dei nostri vigneti – ha detto l’enologo e direttore Gianni Maccari – dopo mesi di duro lavoro finalmente abbiamo potuto portare l’uva in cantina. Un luogo sicuro, dove proteggerla e trasformarla nel ‘nettare degli Dei’. Questo 2019 si ricorderà come una grande annata. In Toscana sicuramente la migliore fino ad oggi di questo secolo. Una sensazione, comunque, che solo il tempo potrà confermare”.

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