Storia di un amore corrisposto

by Ginevra Van Deflor, ph. Supersoniks©, Clos-Lucè Official Website

 

Leonardo da Vinci è patrimonio indiscusso della cultura mondiale: tra le tante nazioni che gli rendono omaggio nel cinquecentenario della sua morte, spicca, oltre l’Italia che gli ha dato i natali, la Francia, dove il genio toscano ha trascorso i suoi ultimi anni ed è morto, il 2 maggio 1519.

Dopo la prematura scomparsa del suo protettore storico, Giuliano de’ Medici, Leonardo decide infatti di accettare l’invito da tempo rivoltogli dai francesi e di trasferirsi oltralpe. In Italia, d’altronde, il clima non gli è più particolarmente favorevole, con una serie di giovani artisti saldamente insediati nelle varie corti: Raffaello al Vaticano, Michelangelo a Firenze e Tiziano a Venezia.

Prende quindi armi e bagagli (tra cui i suoi più celebri quadri, il San Giovanni Battista, la Sant’Anna e la Gioconda) e si inerpica a dorso di un asino per un avventuroso viaggio di due mesi attraverso le Alpi, seguito dal fedele discepolo Francesco Melzi, da un servitore e – forse – dall’enigmatico Salai.

Ad attenderlo, un castello, quello di Clos-Lucé, che il re François I gli ha interamente riservato, una cospicua pensione e il titolo di “primo pittore, ingegnere e architetto” del regno di Francia.

Era già una decina di anni che i francesi lo corteggiavano: aveva iniziato Charles d’Amboise, governatore del re Louis XII a Milano, che nel 1506 aveva insistito con Firenze affinché potesse restare nel capoluogo lombardo pur se ancora formalmente impegnato nella realizzazione dell’affresco (mai completato) a Palazzo Vecchio, la Battaglia di Anghiari. Poi era stata la volta degli inviti di Louis XII, lasciati cadere invano. Infine il colpo di fulmine era scoccato per Luisa di Savoia – madre del re che riuscirà a spuntarla e a ospitare il genio fiorentino: rimane folgorata dalla Cena e ne comanda una copia su arazzo, attualmente conservata nei Musei Vaticani e che sarà esposta quest’anno al castello di Clos-Lucé nell’ambito delle celebrazioni.

François I, dal canto suo, viene conquistato da un leone meccanico che sparge fiori, una delle meraviglie avveniristiche costruite dall’ingegnoso toscano, definito “il George Lucas del ‘400” dall’attuale direttore del maniero della Loira. Certo, la presenza a corte del prestigioso artista italiano è utile anche a consolidare la reputazione del giovane sovrano, ma sembra che la sua devozione sia autentica: lo chiama “Padre” e, alla sua morte, proclama affranto che “non è mai nato al mondo nessuno che sappia al pari di Leonardo in pittura, scultura, architettura e che sia anche un così gran filosofo”. Leggenda vuole ci fosse addirittura un tunnel segreto per collegare la dimora di Da Vinci al castello del re ad Amboise, così che i due potessero incontrarsi a piacere.

Un’attenzione del genere in un momento in cui Leonardo era ormai anziano, probabilmente incapacitato a dipingere, sicuramente agli sgoccioli della sua esistenza, non è stata mal ricompensata: grazie ad essa il lungimirante re francese ha guadagnato in fama non solo con i contemporanei ma anche con i posteri, legando per sempre il suo nome al genio del Rinascimento e rendendo la sua regione meta di un turismo culturale che tuttora perdura. Per non dire del colpaccio di acquistare – a una somma ingente per l’epoca, ma decisamente ben spesa – alcuni dei più grandi quadri della storia dell’Arte, tra cui quello in assoluto più visitato al mondo, la Gioconda. Alla faccia di chi sostiene che investire in cultura non paghi.

 

Le Château du Clos Lucé

2, rue du Clos Lucé, 37400 Amboise

Val de Loire – France

Tel. +33 (0) 2 47 57 00 73

www.vinci-closluce.com

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