Adesso la parola passa alla cantina

text and ph. by Paolo Pellegrini

 

“La vendemmia migliore degli ultimi vent’anni”, si lascia andare Cesare Cecchi, presidente dell’omonima azienda vinicola di Castellina in Chianti e presidente dell’Ente Tutela Vini Toscana IGT, alla presentazione delle Guide dell’Espresso. Dunque, la vendemmia del secolo, giacché venti sono le vendemmie trascorse dal Duemila. Meglio del 2015? Alessandro Regoli, direttore di WineNews, ormai il sito più accreditato di informazione sul vino, resta più cauto, “grande vendemmia di uve bellissime”, ma il suo sorriso vuol dire la stessa cosa, soprattutto dopo che abbiamo toccato con mano, di persona, la bellezza incredibile dei grappoli appesi alle piante di Biondi Santi, dunque sotto casa sua. E Francesco Sorelli, responsabile comunicazione di Ruffino, che in Chianti e in Toscana è sempre un gran bel nome e non solo da ora, si lascia decisamente andare: “Penso – dice – che per la prima volta da quando seguo il vino non saranno esagerate le solite iperbole che verranno comunicate”. Touché: il giornalista ha sempre bisogno di espressioni sensazionali. Ma l’uva di quest’anno, lo confermano un po’ tutti, in quasi tutta la Toscana è stata come minimo strepitosa. Una vendemmia da record, lo dicono perfino i numeri: le previsioni dell’Osservatorio del Vino, a fine agosto, davano il Vigneto Toscana in testa alla classifica nazionale come percentuale di crescita della produzione con un più 10 per cento, in un panorama che segnava un cimitero di meno, addirittura fino al meno 25. In termini assoluti ci sono regioni che producono di più tanto che la Toscana è quinta o forse sesta, ma contava appunto il record di crescita. Ci si potrebbe attestare su un risultato ottimo, circa 2,2 milioni di ettolitri, quantità da grandi stagioni, anche se probabilmente la stima va vista un tantino al ribasso perché l’Empolese e la Valdichiana erano state flagellate dalla grandine fino a dimezzare la produzione, e le piogge di inizio ottobre qualche danno qua e là l’hanno provocato. Ma nel complesso è la qualità che si annuncia sensazionale, e ci perdoni il lettore se non si riesce a trovare aggettivi che suonino meno roboanti. Avevamo sentito Giovanni Manetti, presidente del Consorzio Chianti Classico, a fine settembre, insomma “all’ultimo chilometro”, come gli piace descrivere da bravo ciclista il rush finale della vendemmia. Era stato esplicito: “Piogge e fresco in primavera – diceva – ci hanno regalato ottime risorse idriche per i terreni che così si sono mantenuti freschi e ricchi in estate; poi il sole e le buone escursioni termiche hanno fatto il resto”. E così è andata, nel Chianti Classico e in particolare a Panzano, la sua “Piccola Borgogna”. In linea il Chianti DOCG, Bolgheri, Montalcino, Montepulciano, e anche la “nuova frontiera”, la Maremma che cresce anche nei numeri. La parola passa alla cantina. Ma ne assaggeremo delle belle, dalla vendemmia del secolo.

Share post with: