Alla scoperta delle meraviglie nascoste dell’Argentario

testo e ph. Stephanie Rudolph

 

Argentario, non certo per presenza di miniere di argento, bensì per lo sfruttamento da parte degli argentari, predecessori degli attuali banchieri, nell’attività della pesca; oppure come ritengono il Santi e il Repetti (1776-1852), per la lucentezza delle rocce micacee. Lasciata la Giannella, dopo il ponte a destra si prosegue sulla tortuosa statale per una manciata di chilometri in direzione Porto Santo Stefano: qui, si rimane incantati alla vista dell’orizzonte marino dell’arcipelago maremmano, azzurro, ma anche argento e smeraldo intenso sono i colori di queste quiete acque, uniche nel loro genere in tutto il litorale toscano. Per gli appassionati di subacquea con le bombole, lo scoglio Argentarola rappresenta un piccolo paradiso raggiungibile in barca. Partendo invece da terra, si indossano le mute e si scende in acqua: con un respiro si cambia universo. Ad accoglierci piccoli cefali e branchi di salpe, che all’ombra dei piloni si lasciano cullare dalla risacca. Nuotandoverso il largo, il fondale degrada rapido con sassi e rocce fino ai venti metri. Questo, a profondità media, è il regno degli sparidi, e di smaliziati e diffidenti saraghi – sia pizzuti che fasciati -, che si tengono a debita distanza, anche se conoscono perfettamente gli stumenti dei pescatori sub. Scendendo ulteriormente, troviamo tane e rocce sparse,  alternate da fondali sabbiosi: a contendersi i sapori del fondo del mare ci sono triglie di medie dimensioni, donzelle e branchi di mormore. Nuotando in direzione nord-ovest, costeggiando il litorale, grotto e posidonia diventano i padroni del fondale; protetta dalle alghe, un’innumerevole minutaglia di castagnole, occhiate e piccoli pesci esplodono in un arcobaleno di vita. Sul fondo, intorno ai dodici metri non è raro incontrare coppie di dentici a caccia. Nelle tane, tra i massi sparsi sul fondale, si nascondono piccole cernie brune: questo serranide è molto socievole e non è raro vederlo avvicinarsi incuriosito dalla specie mammifera intrusa. Bisogna tenere in considerazione che questo brulicare di vita è tipico nella stagione estiva. Infatti, l’inverno è caratterizzato da forti venti di maestrale e correnti di acqua fredda: spigole e cefalopodi sono quasi gli unici ospiti. Meritano inoltre le batimetriche sopra i venti metri, dove non è raro incontrare passaggi in velocità di branchi di gagge d’oro, spesso inseguite da pelagici come caranghi e ricciole, così come non è raro veder saltare tonni e delfini a largo della baia di Porto Santo Stefano.

Share post with: