Storia di un marchio e di una casa d’arte

by Salvatore La Lota di Blasi, ph. Archivio Fondazione Cerratelli

Storie di costumi d’opera e di messe in scena a Pisa non possono che fondersi nello storico marchio Cerratelli.  Parlare di Cerratelli oggi, vuol dire ripercorrere a ritroso la storia di una Fondazione che nasce nel 2005 con lo scopo di tutelare e custodire un immenso patrimonio di saperi e di costumi creati già oltre un secolo prima. Non si può parlare infatti della Fondazione Cerratelli – diretta oggi da Floridia Benedettini – se prima non si conosce la storia di quel percorso che ha portato alla creazione della stessa. “Fu nel 1914 che il baritono Arturo Cerratelli, fra i primi artisti a cantare la Bohème di Puccini – racconta Diego Fiorini, sarto creativo o come è stato definito ‘la forza spirituale nella materializzazione del progetto Fondazione’ – diede origine ad una Casa d’arte con sede in via della Pergola a Firenze, raccogliendo i costumi che appartenevano al suo bagaglio personale e gettando le basi per quel che sarebbe diventato poi il proficuo connubio tra la sartoria e il teatro”. Quei costumi giunsero persino Oltreoceano. Negli anni Trenta, infatti, un ponte diretto tra Toscana e America Latina, fece transitare i costumi Cerratelli sul palco del Colòn di Buenos Aires.

Si creò un legame mistico tra stoffa e creatività, arte e genialità, che nel Novecento ha portato artisti come Giorgio De Chirico a realizzare abiti per I Puritani di Bellini, o Felice Casorati a disegnare nel 1940 i costumi per La Vestale di Spontini. Guttuso e Mino Maccari crearono nel 1966 i costumi per La Giara di Pirandello.  “Un sodalizio straordinario – continua Diego Fiorini – si celebrò proprio in quelle sale di via della Pergola, fra Danilo Donati, Anna Anni e Franco Zeffirelli, che portò agli abiti Cerratelli il più alto riconoscimento, l’Oscar per i Costumi nel 1969 con il film Romeo e Giulietta del 1968”. Un legame tra teatro, musica e cinema che ha portato la firma Cerratelli sui costumi di Anna Magnani che nel 1965 interpretò La Lupa con regia di Franco Zeffirelli e su quelli di Maria Callas, Renata Tebaldi e Sofia Loren.  A cinquant’anni dall’Oscar, oggi, nel 2019 la Fondazione continua a creare e restaurare manufatti e a tutelare il proprio patrimonio.  “A questo punto vi aspettate che io vi dica che il patrimonio della Fondazione consiste negli oltre 30 mila costumi di nostra proprietà – specifica Fiorini -; invece dico che il vero tesoro della Fondazione risiede nell’insieme dei saperi che si celano fra le pieghe e le cuciture di ogni singolo costume”.  0gni costume nasce infatti da una ricerca e da uno studio attento del periodo storico da rappresentare. Qui entra in campo l’esperienza sapienziale di più di una decina di artigiani, sarti guidati dai costumisti, i quali in rigoroso silenzio e piena armonia realizzano con ago, ditale e filo i manufatti. Gli stessi che rinascono attraverso un certosino restauro, come quello attualmente in atto che porterà sul palco della Fenice di Venezia il prossimo 18 maggio i costumi di Aida realizzati da Aldo Buti per la regia di Mario Bolognini già in scena nel 1976.

FONDAZIONE CERRATELLI

Via Statale dell’Abetone, 226

Pugnano

San Giuliano Terme (PI)

Tel. +39 050 817.900

info@fondazionecerratelli.it

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