Un museo itinerante ricco di 200 opere tra quadri, fotografie e installazioni

by Silvana Iannaccone

 

È la frase posta all’ingresso del Museo della Follia voluta dal professor Vittorio Sgarbi, curatore della mostra. Un Museo itinerante che arriva a Lucca dopo aver toccato varie tappe in Italia, dove rimarrà fino al 18 agosto. Un lavoro di ricerca con la direzione artistica di Sara Pallavicini, Giovanni Lettini, Stefano Morelli, mentre Franca Severini ne ha curato le relazioni esterne per la collocazione nello spazio Ex Cavallerizza di Piazzale Verdi. Le opere esposte non seguono una ordinata cronologia, ma portano il visitatore ad avere un rapporto personale con ciò che l’opera stessa comunica. Uno sguardo all’arte che avvicina all’emozione turbata attraverso la storia. Il Museo della Follia è uno spazio dedicato alla relazione tra l’arte e la follia, come appunto rileva Sgarbi “L’arte è entusiasmo, la follia è depressione, ma dalla follia si può uscire con l’entusiasmo dell’arte”. Duecento opere tra quadri, fotografie e installazioni: Bacon, Ligabue, Lega e altri artisti la cui follia ha regalato ai posteri i segni di un’arte sublime che concilia ogni contraddizione. Una sezione è dedicata a Mario Tobino, psichiatra e scrittore, al suo impegno quarantennale all’ospedale psichiatrico di Maggiano, messa in contrasto con Franco Basaglia, psichiatra e ideatore della legge 180 che chiuse gli ospedali psichiatrici. Tobino ha dedicato la sua vita alla cura della follia quando la malattia non veniva dissimulata dagli psicofarmaci ed esplodeva come un vulcano. Le stanze di Maggiano erano “stanze con vista sull’umanità”, quelle stanze che ispirarono il suo romanzo Per le antiche scale. Basaglia invece aveva un approccio completamente diverso, incline a ricercare la ricollocazione del malato nella società: curandone l’inserimento attraverso una serie di servizi esterni, la follia andava ricompresa, inglobata nella società. Il Museo non ha un percorso suggerito, si passa dalle stanze in cui sono esposti ritratti di malati a quelle dei più grandi artisti senza un ordine prestabilito, senza convenzioni. In esposizione anche artisti toscani come Pierucci, Alberto Magri, Lorenzo Viani, Filippo Dobrilla e Venturino Venturi. Forse, esporre l’arte dichiaratamente legata al folle è un pretesto per raccontare non già l’emarginazione del diverso ma le contraddizioni della contemporaneità, la banale ordinarietà della nostra esistenza, le prigioni dell’uomo a confronto con la straordinarietà della follia, quasi che attraverso il folle, sia stata scavata una trincea di protezione per farsi carico della follia del mondo intero.

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