Quando piccolo è grande e bello

by Sandra Massai Fallaci, ph. Alessandro Gambinossi

 

È il teatrino di Vetriano, in Garfagnana, quello più piccolo del mondo con 30 mq di palcoscenico, 71 mq fra platea e palchi per un totale di 80 sedute. Una bomboniera, una rarità architettonica nata nel 1889 da un fienile trasformato in teatro dalla comunità stessa. Talvolta gli stessi abitanti scrivevano i testi che recitavano, tanto che divenne importante anche come punto d’aggregazione per i paesani, i quali all’inizio si portavano addirittura le sedie da casa per partecipare. Il teatro era anche un rito, ma quel rito aveva significati e valenze ben oltre la rappresentazione scenica: era espressione di un’intera comunità che trovava un’identità sociale sua, non soltanto relativa al lavoro e alla fatica quotidiana. Intere famiglie si saranno ritrovate lì a condividere uno spazio voluto fortemente e da loro stessi creato con impegno e passione. Intorno agli anni ’60, con lo spopolamento delle campagne, anche il teatro fu abbandonato cadendo in disuso. Nel ’97, con il passaggio al FAI, iniziò una radicale e straordinaria opera di ristrutturazione che restituì al pubblico un vero gioiello. Il restauro è stato così attento, pregevole e aderente all’originale che nel 2003 ha vinto il Premio di architettura teatrale per il miglior restauro filologico, insieme al Teatro La Fenice di Venezia. Il Teatrino è visitabile e offre una ricca programmazione. L’incanto del passato ci coglie anche visitando un altro luogo storico in tutt’altra zona della Toscana, in Casentino. Si tratta del Teatro dei Dovizi a Bibbiena. Costruito nel 1842 per iniziativa dell’Accademia degli Operosi su progetto dell’architetto Niccolò Matas, il teatro è caratterizzato da una pianta ad U con tre ordini di palchi e palcoscenico parallelo al fronte strada. Dal ’75 all’82, diventando ahimè cinematografo, furono demoliti i divisori dei palchetti, rimosso il palcoscenico e i tendaggi. Chiuso nell”82 subisce un consistente intervento di riprogettazione del suo arredo interno e di nuovo allestimento scenico, ispirato a modelli tipici della tradizione italiana. Fu festa grande poi nel ’96 quando venne riaperto con Carla Fracci e come coordinatore “ambientale” Pier Luigi Pizzi. Con questa ultima ristrutturazione dell’architetto Massimo Gasparon, il teatro ha ritrovato l’originaria copertura lignea, il soffitto decorato con un cielo dai toni tiepoleschi, il terzo ordine di palchi, la graticcia, il ballatoio, ma soprattutto recuperato l’antico ésprit plastico e barocco. Non c’è dubbio: far rivivere questi gioielli toscani significa cogliere l’occasione per ridare senso e attualità ai luoghi della nostra migliore tradizione culturale.

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