Festeggiato all’Harry’s Bar Firenze l’importante anniversario

by Marco Gemelli e Federico Bellanca, ph. Luca Managlia

Ci sono storie che sembrano fatte apposta per ispirare i romanzieri. Storie di vite straordinarie, ricche di colpi di scena e passaggi inaspettati, con epiloghi sorprendenti. La storia del conte Camillo Negroni, nato e morto sulle rive dell’Arno (1868 – 1934) è una di queste. Già, perché se l’inizio e la fine della sua epopea si svolgono proprio nel capoluogo toscano, tutto ciò che sta in mezzo è un viaggio straordinario che a cent’anni di distanza ancora affascina gli amanti del bere miscelato. Anche dopo un secolo dalla sua nascita, infatti, il cocktail che porta il suo nome non ha perso nulla del suo appeal internazionale e si conferma il secondo drink più gettonato al mondo dopo l’Old Fashioned.

Tutto ha origine a Firenze, dove il conte Negroni nasce da nobile discendenza, padre italiano e madre inglese Ada Savage Landor figlia del poeta Walter Savage Landor. Di animo romantico e irrequieto, fin da giovane si mette nei guai per faccende di cuore e – come usava all’epoca – fu costretto a partire per salvare l’onore. Da qui comincia il suo viaggio: in Wyoming a fare il cow-boy, a New York a insegnare scherma e a Londra nell’alta società. Una vera e propria formazione cosmopolita, che lo riporta dopo anni a Firenze arricchito d’esperienza e di buon gusto. E di novità, come dimostrarono presto i suoi gusti nel bere. In un’epoca in cui tutti ordinavano le bevande più alla moda, ossia il Vermouth torinese e il Bitter milanese, il conte Camillo convinse il giovane barista, che oggi chiameremmo barman, Fosco Scarselli ad aggiungervi l’inglesissimo Gin. Un omaggio ai suoi viaggi o alle sue origini, chissà, ma quel che è certo è il risultato: in breve tempo questa versione dell’Americano conquistò gli altri clienti. Era il 1919 quando per la prima volta quel cocktail fu servito, e oggi – precisamente un secolo più tardi – in tutto il mondo lo chiamano ancora con il suo nome: un Negroni, please.

E se il successo della sua creazione ha viaggiato più del conte Camillo, il centenario verrà celebrato in ogni cocktail bar del pianeta, ma in modo speciale nella città dov’è nato. Lo storico caffè Casoni, diventato poi Giacosa, dove il cocktail ha avuto origine non esiste più, ma per capire l’impatto culturale del Negroni non c’è luogo miglior dell’Harry’s Bar di Firenze, forse il locale dove più si può percepire la continuità tra l’epoca del conte e la nostra. È il feudo del barman Thomas Martini, che ogni giorno, da dietro il bancone, mantiene viva la tradizione. “Il nome nel Negroni è ormai più celebre della storia del suo ideatore – spiega – ed è compito di noi bartender fiorentini essere creatori di cultura in merito. Qui all’Harry’s Bar abbiamo molta clientela internazionale, e ogni volta che ho modo racconto la leggenda del conte. Bastano pochi cenni sulla sua vita e sulla sua intuizione per far cambiare ordinazione, ma soprattutto a creare un ricordo eterno e ricco di fascino per i vacanzieri, che sanno di aver bevuto il più fiorentino dei cocktail proprio a pochi passi da dov’è nato”.

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