Un patrimonio dell’umanità?

by Giulio Saturnini

Quando parliamo di storia, di cultura e di bellezza, l’Italia è senz’altro il Paese più ricco del pianeta. Se mai ce ne fosse bisogno, lo conferma l’Unesco. Il nostro paese è infatti il più rappresentato a livello globale nella lista dei Patrimoni dell’Umanità, con ben 55 siti o beni tutelati. Ad essi potrebbe aggiungersene un altro… il territorio del Chianti Classico. Nel febbraio del 2016 l’Assemblea dei Soci del Consorzio del Chianti Classico ha infatti deliberato di dare avvio al progetto di candidatura a Patrimonio dell’Umanità. Al centro della proposta, l’idea del Chianti come vero e proprio “paesaggio culturale”: un territorio capace di raccontare al primo sguardo secoli di duro lavoro dell’uomo, pur mantenendo intatta la natura ed il proprio ricco patrimonio storico e architettonico. Anno dopo anno, generazione dopo generazione, gli abitanti di questo territorio hanno modellato le risorse naturali a loro disposizione costruendo un paesaggio unico. Il motore di questa storia lunga secoli è stato naturalmente il vino. Il Gallo Nero non è stato solo il fulcro dell’economia della zona. Il vino Chianti Classico è stato ed è qualcosa di più: l’elemento che tiene insieme il lavoro quotidiano dei produttori con la cura del territorio da parte delle amministrazioni locali ed il volano di un turismo sostenibile. In un certo senso il Chianti, inteso come luogo capace di evolvere e rinnovarsi senza perdere i segni della propria storia, è già oggi da considerare un Patrimonio dell’Umanità. Soprattutto in un mondo che corre sempre più veloce, rischiando di lasciare per strada pezzi importanti della propria memoria. L’iter della candidatura a Patrimonio dell’Umanità è un processo lungo e siamo ancora alle prime fasi. I territori del Chianti Classico si trovano attualmente nella tentative list, la lista degli aspiranti al patrocinio Unesco. La speranza è che si possa arrivare presto al riconoscimento vero e proprio, che fornirebbe una ulteriore spinta al prestigio di un brand ormai famoso in tutto il mondo. Al fianco del Consorzio in questa “battaglia” si trovano i Comuni del Chianti fiorentino e senese, già impegnati parallelamente nella costituzione del Distretto Rurale che dallo scorso anno tiene insieme Greve in Chianti, San Casciano, Barberino Tavarnelle, Radda, Castellina e Castelnuovo Berardenga. Obiettivo del Distretto, l’approfondimento dell’integrazione economica e culturale tra questi territori, nel rispetto del loro naturale equilibrio. Se arriverà, il riconoscimento Unesco sarà la conferma di una storia di successo che dura da oltre 300 anni – quella del vino Chianti Classico – e la giusta valorizzazione di un territorio inconfondibile e dello stile di vita che lo ha reso possibile.

Share post with: